Gray Leaf Spot: tutto quello che devi sapere

Gray Leaf Spot: tutto quello che devi sapere

Gray Leaf Spot, una patologia primaverile-estiva che mette a rischio i nostri tappeti erbosi

La Gray Leaf Spot è una malattia causata dal fungo patogeno Pyricularia grisea ed è di recente diffusione in Europa. Mentre in anni passati si erano registrati casi sporadici, oggi il patogeno si sta manifestando più spesso e più aggressivo. La patologia riguarda principalmente il Lolium perenne per il quale in certi casi si è dimostrata molto degenerativa. In Italia è una malattia tipicamente primaverile-estiva e il fungo può raggiungere livelli epidemici importanti in corrispondenza di temperature (26-32°C) e umidità elevata. Sulle lamine fogliari sono facilmente riconoscibili delle piccole necrosi grigie (da qui il nome della crittogama) circondate da un alone marrone. Quando queste necrosi prendono il sopravvento sui tessuti fogliari, quest’ultimi degradano completamente. In tal senso la malattia richiama altri fenomeni patologici legati al cosiddetto gruppo delle elmintosporiosi che però sono associabili a chiazze centralmente scure e con contorno più spesso o assente.

Come agisce la patologia

Per gli impianti sportivi o per i tappeti erbosi ricreativi ad alto contenuto di Lolium perenne, il problema riguarda quindi la fase estiva e il periodo delle trasemine di tarda estate. Poiché la malattia si sviluppa sull’apparato epigeo della pianta, le necrosi, riducendo l’integrità della lamina fogliare e quindi il processo fotosintetico, possono provocare forti perdite di soluzione idrica dalla pianta, che a causa di questo stress, può dissecarsi completamente e morire. Per il ciclo riproduttivo di Pyricularia grisea è importante la quantità di feltro presente ma è noto che nel caso dell’ospite italiano Lolium perenne, il problema del feltro non sussiste in quanto la specie notoriamente cespitosa ne produce pochissimo. Per questo motivo il fungo sverna nelle parti basali della pianta. Con gli innalzamenti termici inizia l’infezione attiva ad opera di conidi portati su particolari strutture e aventi la forma di pera (da qui il nome pericularia). Con l’aumentare delle temperature l’infezione si aggrava aumentando la sua epidemiologia nei mesi di luglio e agosto.

 

Come intervenire

La rimozione della rugiada mattutina mediante irrigazione leggera (syringing) o il passaggio di un’asta per togliere le goccioline (poling) aiuterà a dissipare i fluidi di guttazione fogliare, che sono ricchi di sostanze nutritive e forniscono al fungo un substrato di crescita ideale. Il Piano d’Azione Nazionale ha ridotto di molto il numero di prodotti fungicidi registrati per tappeti erbosi. La malattia è controllata da Strobiruline e IBS inibitori biosintesi steroli (Propiconazolo e Tebuconazolo). Ampia ricerca è stata condotta nella prevenzione biologica del fungo utilizzando soprattutto batteri di bio-controllo come per esempio il Bacillus subtilis e Bacillus amyloliquefaciens. Per questo motivo Tempoverde consiglia il suo prodotto specifico MicoLeaf studiato appositamente per creare il substrato ideale per lo sviluppo di questi batteri: Bacillus subtilis e Bacillus amyloliquefaciens, oltre a resistere alle alte temperature estive, sono in grado di penetrare nei tessuti del tappeto erboso e svolgere un’azione di bio-controllo nei confronti delle principali patologie estive del prato. Tra le microterme il Lolium perenne è il più sensibile ma fortunatamente la ricerca genetica è riuscita a produrre materiali migliorati e tolleranti il patogeno classificati GLR e cioè Gray Leaf Spot Resistant. Per questo motivo Tempoverde consiglia le sue nuove cultivar di Lolium perenne Paragon GLR, Gray Fox e Pizzazz 2 GLR che assieme ai già conosciuti Silver Dollar e Carleve rappresentano la massima tolleranza genetica a questa patologia presente oggi sul mercato.

Slicing. Quando farlo e come.

Slicing. Quando farlo e come.

All’uscita dall’inverno, nei prati dei climi continentali, ma ormai sempre di più anche in ambiente mediterraneo, si manifesta la presenza eccessiva di acqua sopra e dentro il terreno.

In parte lo scioglimento dell’eventuale coltre nevosa, in gran misura le precipitazioni più abbondanti del periodo, ma soprattutto la limitata evaporazione del terreno e traspirazione delle piante, sono la causa di questo fenomeno.

Tutto ciò comporta uno scompenso a livello radicale per quanto concerne gli scambi gassosi, riducendo le quantità di aria tellurica e causando ritardi ed evidenti difficoltà nello sviluppo radicale delle essenze da tappeto erboso.

Se a tutto questo si associa un fotoperiodo breve dovuto alla stagione (bassa quantità di ore di luce), temperature fredde e magari patologie fungine, il risultato, nella migliore delle ipotesi, è un prato “stanco”, asfittico ed in forte disagio.

A questo proposito sono di fondamentale importanza i costituenti macroscopici del terreno che per un tappeto erboso dovrebbe avere la seguente composizione percentuale ideale:

  • 45-65% frazione solida
  • 20-30% aria tellurica
  • 15-25% acqua

Questo perché un terreno ben strutturato e quindi adatto alla coltivazione deve presentare dei macropori (nei quali viene immagazzinata l’aria) e dei micropori (nei quali viene trattenuta l’acqua).

Quello che a livello macroscopico si verifica durante l’inverno altro non è che il conseguente ristagno idrico con eccessiva presenza di acqua superficiale e sotterranea e conseguente riduzione della quantità d’aria nel terreno.

Le piante, come tutti gli organismi, e in particolar modo le radici, hanno bisogno dell’ossigeno e degli altri gas disciolti nell’aria per compiere le proprie funzioni vitali. Senza aria non c’è vita e nel caso specifico, senza la presenza della parte gassosa nel terreno non c’è alcun sviluppo radicale.

 

Come intervenire

Lo SLICING (“affettatura” in Inglese) è una delle operazioni agronomiche volte a ripristinare un corretto scambio gassoso atmosfera/terreno per fare in modo che nei substrati di coltura sia presente l’aria in maniera sufficiente.

Si tratta di operare, attraverso l’ausilio di semplici macchine semoventi o trainate, dei tagli nella superficie del terreno per una profondità tendenzialmente non superiore a 5-7 cm., in modo da rompere la “crosta” superficiale del terreno, dura ed impermeabile, far entrare dell’aria all’interno e dare la possibilità di una minima evapotraspirazione dell’eventuale acqua in eccesso. Il terreno non viene assolutamente smosso e non si viene a perdere la continuità e l’uniformità del tappeto erboso preesistente nell’area oggetto di lavoro.

Con questa semplice operazione non solo si agisce sulla quantità dell’aria nel suolo (sviluppo radicale), ma anche sulla qualità della medesima, aumentando la quantità di ossigeno e riducendo quella di anidride carbonica. Questo semplice passaggio comporta quindi una diminuzione potenziale del futuro sviluppo di malattie fungine e dell’eccessiva presenza di feltro.

 

Dopo lo slicing

A questo proposito, dopo l’operazione di slicing, si consiglia d’intervenire per il controllo del feltro e per il ripristino della fertilità del terreno con una miscela liquida a base di prodotti naturali, fertilizzanti e fortificanti, come MICOSTEP (dose 20 g/100 m2), MICOPLUS (dose 15-20 g/100 m2) e  TurFeed Pro SEAFORCE (dose 300-800 g/100 m2).

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